Lunedì, 06 Set 2010
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Storia della grafologia E-mail
Grafologia - Grafologia

La grafologia studia il carattere e la dinamica della personalità

 - Scrivere è un'attività simbolica, spaziale e temporale, con cui il gesto grafico siinscrive su una superficie, lasciandovi la sua impronta, il suo ritmo, la sua energia, per modulare una forma stabilita dal codice linguistico. Lo scrivere risulta da un apprendimento motorio e da una maturazione intellettuale ed affettiva che consente la conquista di un ritmo grafico individuale. 

 

Cenni storici

 Oggetto di studio della grafologia è lo studio della personalità, del comportamento e della psicologia del profondo, esaminati attraverso la produzione grafica del soggetto ed in particolare attraverso la sua scrittura, la quale è rappresentativa di tanti stili unici e individualizzati quanti sono gli esseri umani che li producono. L'intuizione che nei segni grafici, nella loro interazione e nella modalità di esecuzione, si riflettano tendenze e atteggiamenti è antica: illustre precursore è lo storico Svetonio il quale aveva rilevato doti di Augusto interpretate alla luce delle peculiarità della sua scrittura. Ma se bisogna giungere al Rinascimento per vedere comparire il primo trattato ad opera dì Camillo Baldi, "Come da una lettera missiva si conoscano natura e qualità dello scrittore", è nel corso della seconda metà dell'800, parallelamente allo sviluppo scientifico e medico, che questa disciplina conquista il suo nome, la sua identità, il suo statuto di nuova scienza. Molti studiosi si interessano allo studio della grafologia:in Germania Goethe e Lavater (il fondatore della Fisiognomica); in Francia Hocquart e l'abate Flandrin, sperimentano tecniche che permettano di comprenderne i caratteri attraverso le scritture, riscuotendo un certo credito. Se pensiamo che sulla loro scìa, personaggi famosi come Gorge Sand, Alexandre Dumas figlio, Edgar Allan Poe e Walter Scott diventano degli appassionati ed intuitivi grafologi dilettanti. Nel 1870 l'abate Michon, conia il termine "grafologia", dal greco graphein e logos e viene dunque sistematizzata come disciplina, "al suo stato di scienza ragionata, coni suoi principi, le sue leggi e classificazioni". Pubblica il primo libro "I misteri della scrittura" cui segue nel 1875, il "Sistema di Grafologia". L'interpretazione è impostata sullo studio del "piccolo segno" o del "segno fisso" e su un parallelismo rigido tra il segno stesso ed il suo correlato aspetto del carattere, concezione in armonia con la corrente filosofica dell'atomismo psicologico (antica dottrina filosofica greca secondo cui ogni realtà è costituita da un aggregato di atomi).La teoria dell'abate Michon aveva il pregio di essere organizzata e strutturata con un criterio scientifico. Aveva a disposizione una larga casistica visto le vesti ufficiali che rivestiva e come tale il suo lavoro si presterà ottimamente a preparare le basi per le successive ricerche. Il suo merito principale fu quello di saper diffondere la grafologia. Attivo e brillante divulgatore, oltre a coniare il termine "grafologia", fondò nel 1871, la Società de Grafologie di Parigi. A fine "800" Crepieux Jamin, raccolse l'eredità grafologica dell'abate Michon, destinato a divenire il capofila della scuola grafologica francese. Edifica ed elabora con l'appoggio d'eminenti filosofi e psicologi quali Alfred Binet, il suo nuovo metodo grafologico, che divulga nella sua pubblicazione nel 1906 " Rivelazioni della scrittura da un controllo scientifico"; e più tardi Pierre Janet, nel suo libro "L'automatisme psicologique" del 1889, dimostra che l'inconscio si inserisce nel processo grafico ed enuncia: "la scrittura è un film sulla sensibilità, registrato dallo stesso scrivente". La struttura, le teorie e l'impostazione del metodo grafologico dì Jamin corrispondono ai criteri positivistici e globalistici dell'epoca (movimento filosofico della seconda metà del sec. XIX, che rifiutava ogni forma di metafisica e poneva i dati scientifici come unico fondamento delia conoscenza, senso della realtà) e superano il concetto del "segno fisso" di Michon che considerava l'assenza di un segno l'esclusione automatica della qualità o del difetto caratteriale di cui lo stesso segno era simbolo. Seguono lunghi anni di ricerca nei quali Jamin si impegna a raccogliere, catalogare ed interpretare tutti i segni grafici, dando una classificazione basata sugli elementi caratteristici che li unificano, che è tuttora alla base dello studio grafologico. Il risultato ultimo di tale lavoro sono la classificazione di 175 specie di scrittura che egli raggruppa in 7 generi grafici: (impostazione, dimensione, inclinazione, direzione, forma, continuità e velocità). Nel 1923 pubblica " L'escriture des canailles" e sei anni dopo, nel 1929 "L'ÀBC de Grafologie" che è la raccolta delle sue teorie e resta ancora il pilastro portante della scuola francese. Crepieux apporta miglioramenti sull'impostazione del metodo già sperimentato dell'abate Michon , ne coglie l'importanza fondamentale e cioè: quella di osservare ciascun segno come facente parte di un complesso, di un organico, di un insieme che dà al segno stesso una significatività diversa, rifiuta categoricamente la proposizione di Michon che considerava l'assenza di un segno l'esclusione automatica della qualità o del difetto caratteriale di cui lo stesso segno era simbolo. Andrè Lecerf, allievo di Crepiux Jamin e da questi chiamato "mio figlio spirituale",prosegue l'opera di classificazione del maestro e pubblica, nel 1937, il "Corso pratico di grafologia" e, nel 1946, il "Corso superiore di Grafologia". Prima di lui, e sempre nell'ambito della scuola francese, il Dott. Carton divulga "Diagnostic de la mentalité par l'éscriture" e "Diagnostic et condite des tempéramentes" (1926) ove, ricollegando le sue osservazioni grafologiche all'esperienza di medico naturista, traccia delle"tipologie" (che corrispondono ai temperamenti di Ippocrate) che si avrà ampio modo di affrontare nello studio della grafologia. In Germania la grafologia si sviluppò nel contesto universitario. Nel 1895, il fisiologo Wilhem Preyerr pubblica “ Contributo della scrittura alla psicologia" e, nel 1901, lo psichiatra Gorge Meyer scrive “ Le basi scientifiche della scrittura “. Ma il titolo di capo scuola di quella tedesca spetta indubbiamente al filosofo chimico e grafologo, Ludwig Klages, che con il suo libro “ Scrittura e carattere “ inserisce tutta la propria concezione filosofica della vita sul piano di una interpretazione grafologica basata sul movimento espressivo. Alla base della sua teoria c'è il concetto di ritmo, ovverosia dell'individualità interiore come attività creatrice partecipe di una vita cosmica nella quale si identifica e, al tempo stesso, dalla quale si differenzia (in musica il ritmo si ritrova in ogni singola nota). La nozione di ritmo servì a Klages per stabilire quello che chiama il"Formniveau" della scrittura o "livello vitale", cioè il grado di intensità ed originalità individuale di una scrittura che viene stabilito dal "ligtbild" ovvero; immagine anticipatrice. Amico di Nietzsche, si affianca alla psiconeurofisiologia e alla patologia e si arricchisce con l'apporto del neurologo Rudolph Pophal e con i lavori di Robert Heiss, professore di psicologia. Roda Weiser, sociologa specializzata nell'osservazione della delinquenza, dopo aver analizzato la scrittura di molti delinquenti, elabora la teoria del ritmo di base. La sua idea nasceva dalla constatazione che nelle persone osservate esisteva un impoverimento dell'affettività per indurimento o mollezza psicologica; a questo corrispondeva l'assenza di ritmo elastico nella scrittura o meglio l'assenza di pulsazione presente invece nelle scritture dei non delinquenti. Sempre della scuola tedesca altri due metodi legati allo studio del ritmo sono diventati di impiego molto diffuso: quello di Heiss e quello di Pophal che si affronteranno più avanti nel capitolo specifico. Infine una citazione va anche agli autori Muller ed Enskat che hanno stabilito con precisione i significati dei vari aspetti del ritmo, mettendo l'accento sulla relazione tra movimento e forma. La scuola svizzera trova il suo indiscusso maestro in Max Pulver ( 1889-4952), un filosofo che introdusse l'insegnamento della Grafologia nell'istituto di Psicologia Applicata di Zurigo. Nella sua opera "Symbolik der Handschrift" (Simbologia della scrittura) edita nel 1931, egli riunisce le sue concezioni basate sulla teoria del simbolismo dello spazio: mediante il gesto grafico la personalità inconscia dello scrivente si proietta nello spazio grafico le cui modalità e caratteristiche di occupazione diventano precisa fonte di interpretazione. A Max Pulver va il merito di aver introdotto la dimensione psicoanalitica nella grafologia, riprendendo il concetto di ambivalenza già enunciato da Bleuer in psichiatria, e di averne determinato le corrispondenze grafologiche. Sempre in Svizzera, un contributo originale fu dato da Magnat che nei suoi libri"Portaits de quelquees musiciens" e "Poesie de l'éscriture" realizza una sorta di dialogo con la scrittura, lasciando libera l'intuizione; sono libri utili al grafologo già esperto. In Italia, sulla scia di Cesare Lombroso, Girolamo Moretti (1879-1963) propone il proprio metodo Grafologico basato sulla classifica di 80 specie grafiche di cui l'aspetto neuro-fisiologico del gesto grafico è al centro dell'indagine. Nel 1914, sotto pseudonimo, pubblica il “ Manuale di grafologia “, che perfeziona e rielabora ulteriormente proponendone il secondo “ Trattato scientifico di Grafologia “. Intorno al 1950 un'altra grande studiosa e amante della scrittura, è Ania Teillard, prima a stabilire le corrispondenze grafologiche con gli stadi psicosessuali di Freud con i tipi psicologici di Jung. Discepola di Jung e allieva di Klages, docente di grafologia applicata presso l'Istituto di Psicologia di Zurigo, collaborano, iniziano e conducono insieme ricerche approfondite sulla scrittura ed introducono nel metodo grafologico la dimensione della psicologia del profondo. Con lei la psicologia del profondo entra nella grafologia attraverso la nozione di inconscio collettivo e quella di inconscio personale ricollegando il gesto grafico alle sue origini primitive. E' a lei che dobbiamo le correlazioni grafologiche delle tipologie e la determinazione di numerosi aspetti grafici in rapporto ai complessi, alle nevrosi ed alle psicosi.Nel 1948 pubblica "L'ame e l'éscriture" (L'anima e la scrittura) che rappresenta un fondamentale contributo allo studio della grafologia e aggiungo prezioso testo di riferimento e supporto attuale indiscusso. Un altro ricercatore in questo campo è Walter Hegar, di origine e cultura tedesca, ma vissuto in Francia, lo studioso ha avuto il merito di diffondere le teorie di Klages . Inoltre, nel suo libro "Graphologie par le trait" pubblicato nel 1938, ha sviluppato un personalissimo ed interessante metodo di osservazione e di studio del tratto della colata di inchiostro, nella sua manifestazione materiale. Le sue metodologie hanno il grande vantaggio di poter essere estese ad altri test grafici come il disegno o il test dell'albero. Per quanto riguarda l'analisi grafologica in età evolutiva, negli anni '50, un particolare impulso è stato dato dalle ricerche statistiche effettuate dalla grafologa Hèlène de Gobineaue oggettivate dallo psichiatra Jean de Ajuriaguerra, strutturate e rese note in un opera fondamentale "L'escriture de l'enfant". Questo lavoro è stato frutto di ricerche successive alla scomparsa precoce della grafologa de Gobineau svolte dall'equipe del Laboratorio di Psicologia dell'Ospedale Heri Rousselle di Parigi. Il celebre psichiatra Ajuriaguerra, introduce il libro e, poiché il suo nome è associato a quasi tutti i capitoli del libro stesso, si parla della "grafometria di Ajuriaguerra", in cui classifica 5 scale di disgrafia. Il testo mira a definire gli aspetti grafici che consentono di definire la genesi della scrittura: "l'atto dello scrivere è un atto motorio e la traccia è il risultato di tale atto". Attualmente l'apporto grafologico si estende all'indagine grafica collaborando con la giustizia, alla selezione aziendale, all'orientamento scolastico, alla grafoterapia ovvero alla rieducazione della scrittura e al campo clinico. La professione grafologica è compresa tra le 53 professioni più rappresentative riconosciute dall'Organizzazione Internazionale degli Esperti con sede a Ginevra.